Papa Francesco: no ai giovani da divano, la vita si gioca con passione

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In aula Paolo VI, il Pontefice incontra gli studenti dell’Istituto vescovile Gregorio Barbarigo di Padova e risponde alle domande di tre giovani. In un dialogo aperto Papa Bergoglio invita tutti a non cedere ai compromessi e alla mediocrità, ma a mettersi al servizio degli altri, con passione e coraggio
Nella vita rischiate, non siate “giovani da divano”: la giovinezza “non è passività”, ma uno “sforzo tenace per raggiungere mete importanti”. E’ l’esortazione che Papa Francesco rivolge agli studenti dell’Istituto vescovile Gregorio Barbarigo di Padova, ricevuti in aula Paolo VI. In un clima di gioia e di spontaneità, il Pontefice risponde a braccio alle domande di una ragazza e di due ragazzi.

La giovinezza non è passività

La prima a sollecitare le parole di Papa Bergoglio è Sofia, che frequenta la terza media. Negli ultimi mesi ha dovuto fare una prima scelta complessa per la propria vita: l’iscrizione alla scuola superiore. Di qui la domanda: di chi ci si può fidare davvero nei momenti di smarrimento? Il Pontefice suggerisce di attingere anzitutto al proprio “entusiasmo giovanile”, alla capacità di “guardare con gioia al futuro”, sapendo “rischiare nella vita”.

Nella giovinezza si impara che nella vita niente è gratis. Tu devi guadagnare le mete, arrivare alle mete. Soltanto è gratuito l’amore di Dio, la grazia di Dio. Quello è gratuito, perché Lui ci amerà sempre. Sempre. Ma per andare avanti ci vuole lo sforzo, no? Lo sforzo di ogni giorno.

I giovani, quindi, non devono trascorre la vita sul “divano”, andando precocemente “in pensione”, ma devono ripudiare la passività e la mediocrità. Andare avanti senza dimenticare che la “vita è un continuo dialogo”, che necessita di un confronto con la famiglia, gli amici, gli educatori. E un ruolo speciale lo devono avere i nonni, che non sono “noiosi” e possono aiutare i giovani a non essere “liquidi”.

Voi dovete parlare con i nonni. È importante! Perché? Perché i nonni sono le radici. Se tu non vai alle tue radici, sarai un giovane o una giovane sradicato. E quando non ci sono le radici, non c’è la crescita, non ci sono i fiori, non c’è il frutto. Crescere, ma radicati.

No alla cultura della morte, del silenzio e dello scarto

Aldo, secondo superiore, parla dell’esperienza al Collegio Barbarigo, che quest’anno celebra cento anni di attività, in relazione stretta con il territorio per la formazione dei giovani, nell’accoglienza e nella cura di ogni persona. Una scuola, dunque, dove ci si confronta anche sulle grandi domande della vita e si sperimenta la gioia di mettersi al servizio con gli altri.

E’ una grande opportunità confrontare una scuola che affrontano le domande sul senso della vita, cercando di confrontare la cultura della vita, perché in questo momento, nell’umanità, dove ci sono tante guerre, noi stiamo vivendo una cultura della morte o una cultura del silenzio, che è un ignorare le cose che passano, e questa è morte non è vita, o una cultura dell’indifferenza, a me non importa cosa succede lì, io sono indifferente, io guardo le mie cose, le mie opportunità, le mie tasche e nient’altro.

Questa concretezza, che passa anche nel chiedersi “quanti bambini all’anno muoiono di fame nelle zone di guerra”, si può acquisire con le tre dimensioni dell’educazione: “il linguaggio della testa, cioè il linguaggio delle idee e dell’intelletto”; “il linguaggio del cuore” e “il linguaggio delle mani”. Papa Francesco dialoga con spirito aperto con i numerosi giovani presenti, anche condividendo alcuni ricordi di infanzia, come il lavoro svolto durante le vacanze estive, quando aveva tredici anni, su suggerimento del padre.

Profeti e testimoni di speranza

Il tempo delle scelte fondamentali, quelle che tracciano la strada del futuro, è impegnativo per tutti e Giovanni, giunto all’ultimo anno di liceo, si domanda come comprendere i sogni che Dio ha per lui. Anzitutto attraverso la preghiera, risponde il Pontefice, purché non sia fatta come un “pappagallo”, ma venga “dal cuore”. A tutti Papa Bergoglio chiede di non fare “scelte di laboratorio”, mosse da un interesse economico, ma di mettersi al servizio degli altri, di guardare l’orizzonte con passione e audacia, senza “appassire”.

I giovani appassiti sono coloro che mettono la loro gioia nelle cose superficiali della vita, e non vanno in profondità, alle grandi domande, appassionati. La vita si gioca con passione.

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